Pensiero vagabondo, un sogno che diventa realtà: il viaggio intorno al mondo e le consapevolezze del tempio buddista

Tempo di lettura: 8 minuti

Ciao Alessandro, dicci un po’ chi sei, da dove vieni e perché hai iniziato a viaggiare?

Ciao sono Alessandro, vengo dalla Puglia e a novembre del 2021 mollo un contratto a tempo

indeterminato per inseguire uno dei miei più grandi sogni: fare il giro del mondo.

Ed è così che nasce il mio profilo Instagram Pensiero Vagabondo su cui scrivo riflessioni, racconti

di viaggio e condivido foto di quest’avventura.

Non è stata certo una scelta presa dall’oggi al domani quella di mollare tutto e partire, ma non ne

potevo più della pressione a cui ci sottopone questa società, del mal di vivere nel quale ero

piombato e così, pensando che di vita ne abbiamo solo una e il tempo non è illimitato, ho fatto quel

biglietto.

Adesso mi trovo in Thailandia da dove proseguirà il resto del mio viaggio, ed è qui che ho fatto

un’esperienza che mi ha cambiato la vita e che vorrei condividere con più persone possibili, per far

sì che le consapevolezze che ho raccolto, possano essere motivo di riflessione per tantissime

persone che sono ancora incastrate nel sistema della società.

Il racconto dell’esperienza all’interno del tempio di Wat Prha That Doi Suthep, assieme ai monaci buddisti:

Ho trascorso una settimana in uno dei monasteri più importanti della Citta di Chang Mai, il Wat

Prha That Doi Suthep, assieme ai monaci buddisti.

Non era concesso parlare, scrivere, leggere, ascoltare musica e, ovviamente, usare lo Smartphone.

Questo per ridurre le nostre distrazioni allo zero e connetterci con noi stessi.

Alle 5.00 suonava la sveglia, perché alle 5.30 dovevamo essere tutti seduti su dei cuscini, a gambe

incrociate, per ascoltare il discorso del monaco buddista.

Si mangiava solo due volte al giorno e vegetariano, alle 7.00 per colazione e alle 11 per pranzo.

Alle 18 altro discorso del monaco buddista, mio maestro nel periodo passato al monastero. Alle 21,

luci spente e tutti nanna.

La meditazione ricopriva tutti i buchi vuoti, e facendo un calcolo si meditava per ben 10 ore. Ho

avuto tanto tempo per riflettere, e infatti vi sto per spiegare tutte le consapevolezze maturate in

questo posto tra le nuvole, letteralmente.

Iniziamo dal cibo: col fatto che si mangiava solo due volte al giorno, leggero e vegetariano, verso il

pomeriggio mi veniva voglia di mangiare. Ma poiché eravamo a 1000 metri sul livello del mare, e

anche volendo infrangere le regole, non c’era cibo nei paraggi, non mi restava che ascoltare la mia

fame.

Ascoltandola, per ore, ho potuto comprenderla, e ciò che ho scoperto e stato pazzesco! Quella

voglia che chiamavo fame, non era legata all’avere fame, ma solo al bisogno di piacere che avrei

ottenuto masticando del cibo. Solo piacere! Infatti gli altri giorni dopo le 11 non cercavo più cibo e

non sentivo nessun altro tipo di bisogno.

Al contrario, quando sono a contatto con il mondo, ho sempre bisogno di qualcosa, perché là fuori i

rumori sono tanti, e le distrazioni non finiscono mai.

Tutto questo contamina la nostra mente e ci fa diventare esseri bisognosi. Ma tutti questi rumori

sono solo inganni, perché grazie al tempo trascorso nel monastero, ho potuto capire che abbiamo

bisogno davvero di poco per essere sereni, e che la società in cui viviamo è una macchina perfetta

per farci avere la sensazione che ci manca sempre qualcosa; una macchina progettata per farci

sentire sempre la sensazione di avere bisogni da soddisfare.

La verità che noi essere umani abbiamo bisogno davvero di poco per stare bene, e quel poco, che

poi è tanto, lo troviamo DENTRO di noi.

Mi viene da sorridere quando in occidente la gente si riempie il carrello, poi torna a casa e si

gode solo una, massimo due cose di quello che ha comprato, oppure non ha tempo. Se lo porta a

lavoro, e se lo mangia anche con la fretta, o con la foga, perché pensa già a riattaccare, al capo

che nel momento prima ci ha fatti incazzare, o non vedere l’ora di lasciare il posto di lavoro perché

esausti. Senza parlare di quelli che non staccano mai per 8 ore di fila e che mangiano in piedi, se

mangiano, magari lavorando allo stesso tempo.

Ma quando scenderemo tutti da questa giostra infernale?

Al tempio, non avevo necessità di nulla e ho potuto riflettere anche sui nostri desideri. Ho capito

che quello che realmente cerchiamo di soddisfare non sono bisogni, ma mancanze, sensi di vuoto,

smarrimento, ansie, preoccupazioni, apatie, frustrazioni, stanchezza mentale che la frenesia della

vita di oggi ci inietta.

Molte persone sfogano questi stati d’animo comprando cellulari, scarpe nuove, vestiti. Ci diamo al

consumismo. Poi, purtroppo, ci sono altre tante persone che trovano sollievo nell’alcool, nella

droga, e poi li giudichiamo anche, inconsapevoli che questa società causa anche questo; altri

addirittura, decidono di ammazzarsi, perché si sentono soffocati.

CONSAPEVOLEZZA 1:

Il cibo, l’atto del mangiare, e il turbinio dei nostri pensieri:

Quella settimana all’interno del tempio, ho potuto capire che mangiare anche due volte al giorno,

leggero e vegetariano è più che sufficiente.

Ma nella società moderna anche mangiare è diventata una regola da rispettare a tutti i costi e ad

orari ben precisi. A volte si mangia anche se non abbiamo fame, e specialmente le donne di casa

corrono in preda all’ansia per preparare il pranzo o la cena, solo perché è arrivata l’ora. Ma dove sta

scritto che ci devono essere degli orari anche per mangiare? Avete fame quando arriva l’ora o è

anch’essa diventata un’abitudine?

Nella società moderna in cui viviamo, moltissime persone, la maggior parte delle volte, mangiano

non tanto perché ne sente il bisogno, ma perché da quel cibo ne trae piacere, solo per il gusto di

masticarlo, sentirne la consistenza. La cosa assurda è che quando stiamo mangiando un pasto, non

ce lo godiamo nemmeno come dovremmo, ce lo ingozziamo, perché siamo accelerati dai mille

pensieri che ci rimbalzano nella mente. Magari siamo anche davanti al cellulare a fare altro nello

stesso tempo che mangiamo.

A proposito dei pensieri, mentre meditavo i miei pensieri erano tantissimi, ma nella settimana

passata nel tempio, assieme ai monaci buddisti, ho potuto apprendere, grazie alla meditazione, nel

silenzio di me stesso, col suono del mio respiro e della sola natura, che quando abbiamo quel

turbinio impazzito di pensieri, cerchiamo delle risposte a questi, dirigendolo all’esterno,

mandandolo fuori, verso luoghi bui, molto spesso senza meta né direzione, e alla velocità della luce,

passando da un pensiero all’altro. Pensiamo al passato, al futuro, ai desideri, alle speranze, alle

aspettative e in cambio siamo più confusi di prima.

Con la pratica della meditazione, stando fermo per molto tempo, ho provato a dirigere quel turbinio

di pensieri verso il cuore, me lo facevo circolare nelle braccia, fin giù nella gambe con la mia

immaginazione, e potuto vedere su me stesso che riuscivo a trasformare quei pensieri in energia per

il mio corpo.

Perché cosa sono i pensieri tra le tante cose? Sono energia negativa da pulire facendola circolare

dentro di noi, perché tutte quelle risposte che cerchiamo dall’esterno dove dirigiamo quei pensieri

non sono fuori, ma dentro di noi.

CONSAPEVOLEZZA 2

Il sentirci sempre stanchi, e il bisogno di dormire per spegnere la mente:

Al tempio, come detto all’inizio, la sveglia suonava alle 5, e nonostante questo non sentivo la

stanchezza né il bisogno di dormire. Non ero stanco o stressato. E qui mi è arrivata un’altra,

passatemi il termine, illuminazione. Questo mi ha fatto comprendere che quella classica voglia di

dormire che oggi colpisce moltissime persone, giovani specialmente, è dovuta alla stanchezza

mentale che deriva dai milioni di stimoli che ricevono durante il giorno. Questo rende la nostra

mente poco malleabile, ed è anche per questo che quando cerchiamo di trovare delle risposte ai

nostri pensieri non ne ricaviamo nulla di buono, perché la mente è troppo stressata, iper sollecitata.

Va in blocco!

Immagina un pezzo di plastilina. Se la plastilina è dura sarà difficile darle una forma. Al contrario,

se lo stesso pezzo di plastilina è morbida sarà molto facile darle una forma. La nostra mente

funziona allo stesso modo: se abbiamo una mente rilassata potremmo avere tutte le risposte che

cerchiamo, perché sono già dentro di noi; solo che non le vediamo perché la nostra mente è come

quel pezzo di plastilina dura, poco malleabile. E questo è dovuto da quella macchina infernale che

chiamiamo società.

L’IMPORTANZA DEL MOMENTO PRESENTE: IL QUI E ORA

Nel tempo passato nel monastero, ho potuto anche comprendere l’importanza del pensare al

momento presente, al qui e ora. Un’altra pratica alla quale mi sono sottoposto era la meditazione

camminata. Consisteva nel fare piccoli passetti, lentissimi e in 4 step.

Nel momento in cui smettevo di pensare a quello che stavo facendo per dirigere i pensieri altrove,

perdevo l’equilibrio e compromettevo la qualità dell’esercizio. Questo vale in ogni cosa a cui ci

dedichiamo ogni giorno. Se quando mangiamo, prepariamo del cibo, ci occupiamo delle nostre

cose, sbrighiamo pratiche o facciamo uno zaino pensiamo già ad altro, non faremo con qualità

quello che stiamo facendo ed è come perdere tempo.

Quando mangiamo, pensiamo a mangiare. Assaporiamo il cibo, tratteniamolo un po’ di più nella

nostra bocca, ascoltiamo le sensazioni che ci dona. Mangiamo lentamente e senza far rumore con le

posate, perché il rumore denota foga e velocità. Significa che non siamo lì a mangiare, ma altrove

chissà dove. Mangiamo per sentire e non solo per godere di piacere, solo per masticare.

Quando guidi, sei in treno o in bus per andare a lavoro, non pensare già al lavoro, ma goditi il

viaggio, osserva la strada che scorre, il paesaggio intorno a te. Quando facciamo la doccia,

sentiamola quell’acqua che ci scorre sulla pelle e rilassiamoci. Facciamoci accarezzare dal suo

scorrere.

Non pensiamo a mille cose alla volta, altrimenti i pensieri iniziano ad accavallarsi. Così smettiamo

di vivere, la mente si appesantisce, la nostra anima si spegne e noi sprofondiamo.

Non faremo bene nessuna delle cose che stiamo facendo in questo modo.

Cerchiamo di essere presente nei qui e ora.

Consapevolezza sull’amore:

Nel periodo passato nel tempio assieme a monaci buddista meditando molto e stando disconnesso

mondo e nel silenzio più assoluto ho avuto modo di riflettere su un concetto che riguarda l’amore

verso noi stessi.

Moltissime persone oggi cercano ossessivamente di soddisfare il bisogno di essere amate cercando

amore all’esterno da un’altra persona. Questo denota una cosa molto triste e purtroppo diffusa,

ovvero molte persone tendono a non amarsi ed è per questo che cercano di colmare questo vuoto

ricercandolo all’esterno.

Il bisogno di essere amati è diventato come un altro bisogno qualsiasi come mangiare, dormire, fare

l’amore per soddisfare i nostri impulsi.

Se ci amassimo davvero, che bisogno avremmo di cercare all’esterno? Quando abbiamo un bisogno

cosa facciamo? Attingiamo dall’ambiente che ci circonda per soddisfarlo, e così facciamo con

l’amore.

La cosa che ho capito grazie al tempo trascorso nel tempio è che se ci amiamo per primi, non

avremmo bisogno di nessuno per sentire di amarci, perché l’amore che nutriamo per noi stessi è già

abbastanza, il migliore che ci possa essere.

Io penso che se impariamo ad amarci, noi inizieremmo a emanare una luce particolare visibile agli

altri, e per questo attireremmo a noi le persone. Tra queste potrà esserci colui o colei che sa amarci

come vorremmo.

Se invece continuiamo a cercare amore per noi stessi all’esterno, sarà facile incappare in persone

che non soddisfano le nostre aspettative e quindi, a quel punto, soffriamo due volte: la prima è

dovuta alla ricerca, al desiderio da soddisfare a tutti i costi quella necessità; la seconda, che a mio

avviso e la peggiore di tutte, avremmo perso tempo, oltre alla delusione che comporta il dover

scoprire che quella persona sulla quale abbiamo posto le nostre speranze non si rivela all’altezza

delle nostre aspettative.

Quindi la prima cosa da fare è imparare ad amare se stessi perché il primo vero amore è quello che

proviene da dentro di noi per noi.

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