Workaway: come usarlo per viaggiare gratis lavorando nel mondo

Tempo di lettura: 7 minuti

Workaway: come usarlo per viaggiare gratis lavorando nel mondo.

Scopriamolo grazie ad Alice.

“Per viaggiare bisogna essere ricchi, solo avendo tanti soldi potremo esplorare il mondo e riempire le nostre giornate di esperienze indimenticabili”.

C’è questa convinzione errata che rimane appiccicata prepotentemente dentro la mente di molte persone, una convinzione che ci fa rimanere fermi dove siamo e ci porta a credere che solo in pochi “fortunati” possono concedersi il lusso di viaggiare.

Al contrario invece bisognerebbe mettersi in testa che queste sono solo delle credenze limitanti, che ostacolano i nostri desideri e ci fanno allontanare dalla vita che magari sogniamo davvero.

Infatti viaggiare è alla portata di chiunque, basta aprire la propria mente e comprendere che ci sono alternative magnifiche per poterlo fare spendendo il minimo indispensabile e non facendosi mancare nulla.

Proprio per questo motivo in questo articolo ho deciso di parlare di Workaway e di intervistare Alice, una ragazza meravigliosa, che sta collezionando momenti indimenticabili e che vuole ispirarci a fare altrettanto.

Sai già come funziona Workaway e di cosa si tratta? Se la risposta è negativa continua a leggere questa intervista.

Ciao! Piacere di conoscerti! Ho deciso di intervistarti perché credo che tu sia la persona
perfetta per ispirare gli altri a viaggiare per il mondo tramite la fantastica piattaforma di
Workaway.
Raccontaci cosa c’è dietro a una donna avventurosa come te.
Come ti chiami, di dove sei e quanti anni hai?

Ciao! Sono Alice, ho 25 anni e sono di Venezia.

Hai viaggiato molto facendo esperienze di volontariato. Hai voglia di raccontarcele?

Ho sempre vissuto in modo irrequieto, non sono mai riuscita a stare ferma. Ogni volta in cui mi sono trovata in una situazione di stallo, ho sempre sentito il bisogno di cambiare: scoprire un posto nuovo o cambiare orizzonte.

Ho passato metà della mia vita a fare volontariato e mi porto nel cuore ogni momento. Mi piace organizzarmi da sola e quando scoprì Workaway capii subito che era quello che cercavo.

Le mia esperienza preferita è stata in Sudafrica, dove ho fatto la ranger nell’Addo Elephant National Park e allo stesso tempo ho aiutato in un rifugio di animali salvati dal bracconaggio.

Ma ho anche lavorato in un ostello per surfisti sull’Oceano Indiano, controllato i sentieri e la fauna della Chapada Diamantina in Brasile, aiutato con delle pecore in Norvegia e girato l’Europa accompagnando studenti.

Meraviglioso, che esperienze incredibili! Io credo che chiunque nel momento in cui si sente fermo da troppo tempo dovrebbe uscire da quella situazione di stallo per ritrovarsi e cambiare. Spiega a chi ci legge che cos’è e come funziona Workaway e che cosa ti ha spinto ad usarlo?

Ultimamente si è diffusa la moda del “volontourism”, ovvero si paga parecchio per fare volontariato per un paio di settimane.

Uscita dalla scuola superiore, non avevo né i soldi né l’intenzione di muovermi in questo modo (e chi mi conosce sa che sono una testarda).

Un’amica che era stata in Giappone mi parlò di Workaway per la prima volta e mi piacque fin da subito.

In pratica, è una piattaforma che mette in contatto chi ha bisogno di una mano e chi vuole aiutare. Si paga una quota minima per iscriversi e può essere usata tutte le volte che si vuole, andando in ogni paese.

In genere si riceve in cambio vitto e alloggio oppure un pocket money.

L’idea di poter scegliere cosa fare e di potermi muovere in modo autonomo era proprio nelle mie corde.

L’ho usato molte volte e mi sono sempre trovata bene.

Praticamente in cambio di un aiuto si riceve gratis vitto e alloggio e spesso qualche piccolo compenso. Questo permette di risparmiare tantissimi soldi e visitare il posto in cui ci si trova immergendosi ancor di più nella cultura locale. Sembra favoloso. Che lavori si possono fare in giro per il mondo tramite Workaway?

Workaway cambia da paese a paese. In alcuni ci sono più opzioni, in altri la scelta è più limitata.
Ad esempio l’Europa e l’America Latina sono molto variegate e trovi di tutto, mentre in Africa ci si concentra di più sulle scuole e sui bambini.

In generale i più diffusi sono la permacultura, la costruzione di strutture ecologiche ed ecosostenibili, il lavoro negli ostelli, l’insegnamento dell’inglese o di altre lingue ai minori, badare ad animali da fattoria o fare da house sitter nelle case delle persone che sono in vacanza (che spesso ti lasciano anche la macchina per scoprire la zona).

Così c’è anche la possibilità di sperimentare più lavori avendo la fortuna di individuare ciò che ci piace fare di più. Rimanendo sempre fermi infatti è spesso difficile trovare la propria strada a parer mio.
Che consiglio puoi dare alle persone che vorrebbero scoprire il mondo ma hanno pochi soldi?

Nella mia personale esperienza ho imparato che non serve essere ricchi per viaggiare.

Ovviamente servono dei soldi di base per comprare i voli o per risolvere delle situazioni di emergenza, ma facendo volontariato si riescono a fare molte esperienze spendendo veramente molto poco.

In generale credo che ci voglia molta flessibilità e capacità di adattarsi anche se le situazioni non sono ideali. Il mio consiglio è quello di partire con una mente aperta e pronta ad accettare quello che ci si può trovare davanti, anche se non era esattamente quello che ci si immaginava.

Certo, questo è anche il modo in cui bisognerebbe prendere la vita nel quotidiano secondo me. Per essere sempre sereni e vivere meglio. Comunque parlo sempre con più persone che desiderano partire definitivamente e vivere una vita più semplice, fatta di scoperte e a contatto con la natura. Quali sono le migliori opzioni per poter continuare a viaggiare per sempre? Secondo te si potrebbe viaggiare per sempre utilizzando Workaway o facendo qualche lavoretto retribuito magari?

Certo, la cosa è sicuramente fattibile, conosco molte persone che lo fanno e riescono così a viaggiare in molti paesi.

Ho passato molte estati a Malta a lavorare come cameriera e a mettermi da parte delle mance. Poi viaggiando ho sempre trovato qualche cosa da fare, che fosse insegnare un po’ di italiano o aiutare negli ostelli.

L’idea migliore è probabilmente quella di specializzarsi in un campo e trovare il modo di lavorare online diventando un nomade digitale, così da potersi muovere in piena libertà guadagnando allo stesso tempo.

Anche sfruttare i lavori stagionali nei diversi paesi è una buona opzione. In posti come Australia o Francia è molto comune riuscire a inserirsi per il periodo della vendemmia del vino per esempio.

Io credo che basti cercare per trovare. Nel mondo ci sono molte più occasioni di quelle che normalmente ci aspettiamo.

Sacrosanta verità. La cultura Occidentale purtroppo tende a credere che ci sia solo una strada, quella decisa dalla propria società. Invece più viaggio e scopro il mondo e più mi rendo conto che in realtà ci sono alternative pazzesche ovunque.
Pro e contro di questo stile di vita? O ci sono solo i pro?

Credo che non esistano dei veri e propri pro e contro. Dipende molto da ogni persona, da ciò che vuole e da ciò a cui si dà importanza. In ogni situazione ci saranno delle cose belle e altre più difficili da affrontare, ma tutto dipende da ciò che uno sente.

Quando avevo 18 anni, incontrai una ragazza della Nuova Caledonia che aveva viaggiato in quasi 90 paesi.

Per lei la cosa più importante era collezionare posti, non le interessava fermarsi da nessuna parte. Le piaceva avere amici da tutto il mondo. Il suo contro era che alla fine le sembrava di non avere nessuno affianco.

Invece per me vale il contrario: mi piace cambiare posto, ma mi affascina restare per un periodo, conoscere la cultura e le tradizioni.

Adoro imparare a cucinare le ricette locali e sentirmi parte di una comunità, anche se questo vuol dire essere lontana dalla mia famiglia. In questo momento sto lavorando in Sudafrica in un santuario per grandi felini e sono molto felice, ma ci sono delle giornate in cui darei qualunque cosa per essere a casa dei nonni a mangiare le lasagne.

Certo, immagino quella sensazione. Si tratta solo di capire cosa è meglio per ognuno di noi e seguire quella strada senza aver paura di ascoltare quella vocina interiore che non sbaglia mai. Hai un motto particolare che vuoi condividere con noi?

Troppe volte non viviamo i nostri sogni perché siamo troppo impegnati a vivere le nostre paure. Il mio consiglio è quello di prendere dei rischi e di ascoltare quella vocina nella testa che dice “fallo!”.

Per seguire le sue avventure seguila sul suo profilo instagram.

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